La cosiddetta “‘ntinna a mari” (antenna a mare) è una tra le più antiche tradizioni siciliane e gare (l’origine risale molto probabilmente alle prima navi a vela) celebrata ogni anno a Cefalù nell’ultima giornata dei festeggiamenti per la Trasfigurazione. Anticamente potevano prendervi parte solo i figli maschi dei pescatori, i quali, dimostrando ardimento e destrezza, dovevano raggiungere una bandiera colorata posto all’estremità di un lungo tronco (un tempo, l’albero detto nel gergo marinaresco bompresso, a prora della nave) collocato orizzontalmente sull’acqua e fissato alla banchina; a complicare le cose un dettaglio non di poco conto: il tronco veniva unto con sapone e sego per rendere scivolosa la superfice e costringere dunque i pescatori a ritentare l’impresa dopo più d’un tuffo a mare!

Oggi la gara resta sostanzialmente identica nella sostanza, a dimostrazione di quanto forte e sentito sia ancora il legame tra Cefalù e il mare, ma a confrontarsi non sono più i soli primogeniti dei pescatori, ma generazioni diverse di “uomini di mare”, giovani e anziani. Chi, tra questi, riesce a catturare la ‘ntinna grida dunque a pieni polmoni “Viva il Santissimo Salvatore!”

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