Furono i fenici a denominare l’area dell’odierna Cefalù (i cui primi insediamenti risalgono senza dubbio all’epoca preistorica) con un termine forse “preso in prestito” dall’aramaico: kephas, ovverosia “roccia”; la Rocca di Cefalù non sfuggì anche ai primi coloni greci, che nel IV secolo avanti Cristo definirono l’insediamento Κεφαλοίδιον (Kefalòidon, dal greco kefalè, cioè “testa”), sottolineando anch’essi l’importanza strategica del promontorio, battezzato appunto “capo”.

Quando nel 254 a.C. i Romani occuparono la città (già preda dei Siracusani) latinizzarono il nome greco di Cefalù in Cephaloedium e così rimase fino a quando gli arabi, occupata la città nel IX secolo dopo Cristo, la ribattezzarono Gafludi. Quando la città ritornò in mani cristiane (e normanne: nel 1063) il suo nome cominciò ad assomigliare sempre più a quello odierno.

I “mille nomi di Cefalù” incarnano la stratificazione culturale e le mille anime di questa città, ricca di fascino e cultura. Il mare e il promontorio (la “testa”) sono le costanti di questa straordinaria storia, assieme alla pietra viva dei suoi monumenti, alla sua cucina e ai suoi prodotti tipici, ai suoi paesaggi naturali.

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