Che cosa è la Fruottola a Cefalù? Non è una menzogna, come spesso s’intende il termine “frottola”, né una “poesia musicata”, come i critici letterari accorrerebbero a dirci.

Immaginate frotte di bambini. Frotte di bambini “armati” di cucciddati (cioè del pane a forma di ciambella, realizzato grazie alla prima farina di frumento dell’anno, appeso quindi ad un bastone). Frotte di bambini che gridano Viva u pani!”, “Viva u pani!” mentre il tamburaro rulla senza tregua, alla testa di una fila di barocchissimi e colorati carri allegorici, per le stradine di una Cefalu in festa. È quanto vedreste partecipando alla Fruottola, l’ottavo giorno della festa del Corpus Domini. Anticamente otto giorni di festa: uno per corporazione cittadina. Le corporazioni erano contraddistinte da stendardi consegnati al Vescovo della Cattedrale e ne conosciamo ancora nomi e tradizioni: c’erano i “mastri nichi”, cioè gli artigiani (i “mastri”, cioè i “maestri”) e i “mastri ranni”, altri artigiani, per lo più ebanisti e costruttori; i “viddani” (contadini), gli “ucciera” (macellai) e i “piscatura” (i pescatori), da non confondere con i “marinara di riviela”, cioè i marinai, esperti nella navigazione; vi erano infine “parrini” (sacerdoti) e “galantuomini” (nobili siciliani), che rappresentavano quindi i più influenti tanto economicamente quanto politicamente. Ad ogni corporazione, senza distinzione, spettava un giorno di festa!

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